Gli errori indicizzazione sito sono spesso invisibili a occhio nudo. Tuttavia, bloccano Google in modo silenzioso e sistematico. Questa guida mostra i 7 più frequenti con diagnosi e soluzione per ciascuno.
Richiedi la diagnosi gratuita →Il primo passo è verificare lo stato attuale dell'indice. Pertanto, esistono due metodi precisi da usare prima di qualsiasi intervento tecnico.
Digita site:tuodominio.it su Google. Se il numero di risultati è molto basso rispetto alle pagine del sito, ci sono errori indicizzazione attivi.
Mostra ogni URL escluso con la motivazione specifica. Pertanto, è lo strumento più affidabile per diagnosticare gli errori indicizzazione sito in modo completo.
I messaggi di esclusione più frequenti: "Scansionata ma non indicizzata", "Esclusa da tag noindex", "Bloccata da robots.txt". Ognuno richiede un intervento tecnico diverso.
Purtroppo, gli errori indicizzazione sito si ripetono sempre negli stessi pattern. Ecco i sette che troviamo più spesso durante gli audit tecnici.
Rimasto dalla fase di sviluppo. Colpisce soprattutto i siti dopo un restyling. Esclude l'intero sito dall'indice in modo silenzioso e invisibile.
Disallow: / blocca tutti i crawler. Pertanto, frequente dopo migrazioni di hosting o aggiornamenti automatici di WordPress.
Senza sitemap, Google scopre le pagine solo dai link. Invece, una sitemap con errori porta al crawl di URL sbagliati e non esistenti.
Googlebot si muove seguendo i link. Dunque, se nessun link punta a una pagina, il crawler non la trova mai durante la scansione del sito.
Google non sa quale versione indicizzare tra le due. Tuttavia, aggiungere il tag canonical risolve il problema in modo rapido e definitivo.
Il crawl budget è limitato. Pertanto, un sito con LCP sopra 4 secondi viene scansionato meno pagine per sessione da parte di Googlebot.
I siti HTTP sono considerati non affidabili da Google. Inoltre, un certificato scaduto mostra avvisi di sicurezza e penalizza l'indicizzazione.
Ogni errore ha un metodo di diagnosi preciso. Pertanto, seguire i passaggi nell'ordine giusto evita di intervenire nel posto sbagliato.
Innanzitutto, premi CTRL+U sulla pagina. Cerca <meta name="robots" content="noindex"> nell'head. Con Screaming Frog: tab "Response Codes" → filtra "Non-Indexable" per trovare tutte le pagine coinvolte.
Accedi a tuodominio.it/robots.txt dal browser. Cerca Disallow: / senza percorsi specifici. Inoltre, usa il tester integrato in Search Console per simulare la visita di Googlebot su ogni URL strategico.
In Search Console → Sitemap: lo stato deve essere "Operazione riuscita". Invece, qualsiasi altro messaggio indica un errore da correggere nel file XML prima di reinviarlo.
In Screaming Frog: Reports → "Orphan Pages". In Search Console: Link → Link interni. Pertanto, le pagine con zero link interni sono quelle che Googlebot non trova durante la scansione.
Ogni errore ha una soluzione tecnica precisa. Ecco come intervenire su ciascuno in modo corretto e definitivo.
Noindex: su WordPress + Yoast, apri la pagina → tab Avanzate → imposta "Consenti ai motori di ricerca" su "Sì". Poi richiedi la reindicizzazione da Search Console.
Robots.txt: imposta Disallow: vuoto per permettere tutto il crawl. Pertanto, blocca solo percorsi specifici non strategici come admin, carrello e ricerca interna.
Sitemap: genera il file, caricalo sul server e invialo tramite Search Console. Inoltre, verifica che non contenga URL con noindex, redirect o errori 404 attivi.
Pagine orfane: aggiungi un link interno da una pagina già indicizzata verso ogni pagina orfana. Usa anchor text pertinente alla keyword della pagina di destinazione.
Duplicati: aggiungi <link rel="canonical"> su ogni pagina duplicata. Per gli e-commerce, imposta canonical automatici sulle pagine filtrate verso la categoria principale.
Velocità: converti le immagini in WebP e attiva cache e CDN. Il target è LCP sotto 2,5 secondi su mobile, misurato con Google PageSpeed Insights.
SSL: attiva o rinnova il certificato tramite il pannello hosting. Infine, imposta redirect 301 da HTTP a HTTPS e aggiorna sitemap e Search Console con i nuovi URL.
Dopo la correzione, i tempi di recupero variano in base alla gravità degli errori risolti. Ecco cosa aspettarsi in ciascuno scenario.
Noindex rimosso, robots.txt sistemato o sitemap inviata. Le prime nuove pagine compaiono in Search Console entro poche settimane dalla correzione.
Duplicati, pagine orfane e velocità ottimizzati insieme. Pertanto, i tempi si allungano ma la copertura finale dell'indice risulta più solida e stabile.
Dopo la rimozione di un noindex globale o una penalizzazione manuale. Tuttavia, con le correzioni giuste e un audit completo i tempi si riducono significativamente.
Dopo ogni correzione, richiedi la reindicizzazione manuale tramite Search Console → Controllo URL → "Richiedi indicizzazione". In questo modo si accelerano i tempi di recupero.
Digita site:tuodominio.it su Google. Se le pagine nei risultati sono molte meno di quelle reali sul sito, ci sono errori indicizzazione attivi. Pertanto, per una diagnosi completa usa Google Search Console — è gratuita e mostra ogni URL escluso con la motivazione specifica.
Il tag noindex lasciato attivo dopo un restyling è l'errore che troviamo più spesso. Tuttavia, anche il robots.txt con Disallow globale è molto frequente — soprattutto dopo migrazioni di hosting o aggiornamenti automatici di WordPress.
Sì, per errori semplici come il noindex e la sitemap. Invece, per problemi strutturali come duplicati, pagine orfane e ottimizzazione dei Core Web Vitals serve competenza tecnica specifica che richiede anni di pratica nel settore SEO.
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